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Le orchidee sono delle piante originarie di climi totalmente differenti dal nostro, che solitamente vivono in climi tropicali dove le temperature sono sempre elevate e l’umidità è alta. La coltivazione in Italia è possibile ma solo tenendo queste piante in appartamento durante i mesi più freddi. Le temperature minime di crescita per le orchidee infatti devono essere di almeno 18-20 °C e per questo vanno tenute al caldo durante i mesi invernali. Le orchidee sono anche delle piante esigenti per quel che riguarda l’umidità e per curarle al meglio dovremo ricordarci di mantenere un’elevata umidità intorno alla pianta con frequenti vaporizzazioni delle foglie e del fusto. Un altro fattore importante per queste piante è la luce poiché si tratta di piante che hanno bisogno di luce ma mai di luce diretta e preferiscono luce diffusa.

Le orchidee possono essere considerate a tutti gli effetti piante cosmopolite perché, nelle loro diverse specie, si trovano ovunque sul nostro pianeta, con l’unica eccezione dei deserti e delle aree coperte costantemente dai ghiacci.

Quelle più decorative e conseguentemente diffuse in coltivazione sono però per lo più originarie delle aree tropicali. Dalle 25000 specie presenti in natura sono state ricavate addirittura decine di migliaia di ibridi.

Le loro esigenze specifiche sono determinate dagli ambienti naturali da cui derivano i loro progenitori: in linea generale crescono in maniera vigorosa quando le temperature si attestano tra i 15 e i 25 °C.

Ecco le specie più comuni:

– Le cattleya: provenienti dall’America Centrale e Meridionale, hanno fiori dal grande impatto e spesso profumati. Devono crescere con temperature comprese tra i 16 e i 25°C e un alto tasso di umidità dell’aria (almeno il 70%)

– I cymbidium, endemici degli altopiani dell’Himalaya e dell’Australia, sono considerati a tutti gli effetti piante d’appartamento. In alcune aree del nostro paese, nel Centro-Sud e sulle coste, possono però essere utilizzati anche come esemplari da esterno, in piena terra o in vaso. Possono sopportare una temperatura minima di 4°C, specie se poco prolungata. È comunque importante tenerle in autunno per circa un mese a circa 10°C, per indurre la produzione di steli fiorali. L’emissione può durare diversi mesi e ripetersi nella stessa annata. Le corolle sono molto durevoli e colorate (soprattutto negli ibridi).

– Gli oncidium richiedono temperature tra i 10 e i 25°C e hanno corolle con temperature tra il giallo, il bronzo e il marrone

– I dendrobium provengono dall’Asia, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda. Il tipo denominato “Nobile” predilige ambienti freschi, specialmente durante le ore notturne. Quelli invece conosciuti come “phalaenopsis” sono meno esigenti in fatto di sbalzi termici e fioriscono facilmente anche senza esservisi sottoposti. Sono quindi molto adatti ad essere coltivati come piante d’appartamento.

– Le Miltonia provengono dalle regioni andine. Si adattano bene ad un clima mite, con temperature tra i 12 e i 25 °C. Fioriscono tra l’estate e l’autunno. Hanno corolle molto vistose e colorate.

– Le Vanda provengono dall’Asia tropicale, in particolare dalle foreste della Birmania. Vogliono temperature comprese tra 16°C e i 30°C. I fiori sono grandi e di colori molto vivaci (tra cui il blu). Alcune sono dotate di un ottimo e intenso profumo.

In questo nostro approfondimento affronteremo uno ad uno tutti gli aspetti fondamentali per la cura delle orchidee analizzando i diversi aspetti che richiedono queste piante per una corretta coltivazione.


Il genere delle orchidacee conta migliaia di specie, diffuse praticamente in tutto il globo; pensando alle orchidee i primi fiori a cui pensiamo sono quelli delle specie tropicali, ma non esistono solo quelle; molte orchidee vivono spontanee anche nei boschi e nei pascoli europei, e si possono vedere in fiore in genere nei mesi primaverili. Ovviamente le specie autoctone non sono adatte ad essere coltivate in appartamento, sono più adatte al giardino, ma spesso sono specie protette, quindi dovremo accontentarci di ammirarne i fiori immersi nel loro habitat naturale.

Le orchidee più adatte ad essere coltivate in appartamento sono invece le specie tropicali, che si possono meglio adattare al clima caldo per tutto l’arco dell’anno.


Per avere sempre piante belle e evitare l’insorgere di marciumi è bene irrigare solo quando le radici risultino argentee. Si può scegliere di distribuire l’acqua dall’alto o farlo immergendo il vaso per almeno la metà nel liquido (lasciandolo poi scolare bene per almeno tutta la notte). Il secondo metodo, se ben eseguito, evita l’insorgere di marciumi alla base delle foglie (dove spesso l’acqua si deposita).

Le piante, per mantenersi sane, hanno però bisogno anche di molta umidità ambientale. Deve aumentare sempre con l’alzarsi delle temperature. Per ottenerla si può vaporizzare più volte al giorno le foglie oppure porre nell’area dei sottovasi pieni di argilla espansa e acqua.

Per tutte queste operazioni è importantissimo impiegare solo acqua demineralizzata o piovana. Il calcare (e altri sali) possono infatti, alla lunga, danneggiare gravemente sia le foglie sia l’apparato radicale delle orchidee.

La potatura delle orchidee viene effettuata per dare la possibilità alla pianta di usare le sua energia per le sue parti migliori senza disperderla inutilmente.

In genere si procede alla potatura della pianta a fioritura finita: quando i fiori dell’orchidea saranno completamente secchi toglieteli al peduncolo, ossia proprio alla base del fiori. Questa prima potatura aiuterà già la pianta ad alleggerirsi: il passo successivo è però potare lo stelo.

Prima di procedere in questa direzione è consigliabile controllare attentamente se la specie di orchidea che avete richiede questa operazione. Alcuni tipi di orchidea tendono infatti a fiorire sempre nello stesso stelo: in genere la potatura dello stelo è però da fare per le orchidee da vaso.

Accertatevi prima di tutto di avere dell forbici pulite e disinfettate: per sicurezza passate la lama con la fiamma di un accendino. Dovrete quindi scegliere quale stelo tagliare: vanno sicuramente tagliati tutti gli steli secchi. Con un taglio preciso e netto rimuovete la parte dello stelo secco.

Se decidete di potare uno stelo perché troppo lungo, ricordatevi di contare almeno un paio di nodi dalla base della pianta. In questo caso però è consigliabile effettuare la potatura solo quando la pianta vedrà sbocciare uno stelo nuovo e comunque solo a fioritura terminata.

Radici e foglie non vanno mai potate, tranne nei casi particolari di malattie.

La potatura dell’orchidea deve essere effettuata alla fine della fioritura e con moderazione: tagliare eccessivamente l’orchidea potrebbe comportare danni alla pianta.